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Presentato al Liceo Artistico "Mannucci" di Ancona il libro “SCRITTI TRA ARTE E VITA” di Vittorio Brandi Rubiu, CASTELVECCHI Editore

In un’aula magna gremita di studenti ed ex studenti del Liceo Artistico di Ancona, presentato da Francesco Maria Orsolini e da Antonio Luccarini, Vittorio Brandi Rubiu ha ricordato con grande emozione gli anni giovanili durante i quali, tra il 1966 e il 1971, esercitava con passione e competenza il suo magistero di storico e critico d’arte tra i banchi dell’Istituto fondato dallo scultore e didatta Edgardo Mannucci. L’Istituto d’Arte di Ancona, già all’epoca una vera eccellenza nella formazione creativa dei giovani, divenne in quegli anni la sua palestra per esercizi di pensiero e di libertà espressiva, di cui si sono avvalsi artisti ed operatori delle arti visive provenienti da vari centri delle Marche, molti dei quali presenti in sala con un’emozione pari a quella del relatore. 

Figlio adottivo di Cesare Brandi, uno tra i più autorevoli storici dell’arte italiani, l’autore del libro “Scritti tra arte e vita” ha testimoniato con un disinvolto intercalare di citazioni dotte, ricordi personali, battute di spirito e richiami diretti ai suoi ex alunni, una fase storica italiana di straordinaria vivacità culturale, ricchissima di esperienze sperimentali in tutte le arti. Ogni settimana Vittorio Brandi Rubiu riportava da Roma ai suoi alunni di Ancona gli umori, le esperienze, i contenuti, i clamori degli avvenimenti che aveva il privilegio di poter osservare “in diretta” nelle gallerie, nei teatri e nei luoghi in cui si esprimeva l’arte di avanguardia romana, in quegli anni frequentata da autori di primo piano provenienti da tutto il mondo, come il greco Kounellis, gli americani Sol Lewitt, Cy Twombly, Robert Rauschenbergh, il tedesco Joseph Beyus, i marchigiani Valeriano Trubbiani ed Eliseo Mattiacci, il molisano Gino Marotta, il pugliese Pino Pascali.  Senza dimenticare l’extraterrestre Gino De Dominicis che si faceva fotografare alla galleria “L’Attico” di Fabio Sargentini seduto su una poltroncina da barbiere, come un astronauta all’interno di una navicella spaziale, talmente espansa da essersi trasformata nell’intero pianeta Terra, lanciato alla folle velocità di 464 m. al secondo girando su se stesso e di 30 Km. al secondo girando intorno al sole. Sberleffi cosmici post futuristi e dadaisti, lanciati alla città eterna da un alunno anconetano di Edgardo Mannucci e di Vittorio Brandi Rubiu.


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