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Io ho cura. A 30 anni dalla caduta del muro, abbattiamo tutte le barriere
Il progetto "Io ho cura. A 30 anni dalla caduta del muro, abbattiamo tutte le barriere" ha visto la collaborazione di tutte e tre le sedi del nostro liceo con modalità. Il progetto è stato ideato e realizzato grazie alla collaborazione dei docenti di storia, filosofia e discipline artistiche per le classi V. Il trentennale della caduta del muro di Berlino ha offerto lo spunto per riflettere sul tema della cura di sé, degli altri e del mondo. Gli studenti sono partiti da una riflessione teorica, hanno ricercato testi, immagini e documenti che permettessero loro di approfondire l'argomento dal punto di vista sia storico che artistico e filosofico. Da ciò è risultato evidente il rapporto vitale tra espressione artistica ed esigenza di libertà, la cura intesa come impegno etico ad abbattere ogni forma di barriera e pregiudizio, nonché come responsabilità di ricerca della verità al di la' di ogni muro.
 
Per la sede di Jesi il progetto si è  concluso con una performance artistica reliazzata nel giardino della scuola ma le tematiche saranno sviluppate ulteriormente nelle varie discipline come riflessione sui temi di Cittadinanza e Costituzione.
 
Per la sede di Ancona la partecipazione di studenti delle classi 3°A – 4°A – 4°D, indirizzo Arti Figurative, coordinati dal Prof. Nicola Farina, con il prezioso contributo musicale degli alunni Giovanni Mascino, Leonardo Bozzi, Letizia Castellaneta, Anita Buchi e del docente, Maestro Vincenzo De Angelis, del corso a indirizzo musicale dell'Istituto Comprensivo “Margherita Hack“ di Ancona, il Liceo Artistico “Mannucci” ha messo in scena un'azione performativa determinata dalla gestualità simbolica, sulle note del celebre brano The Wall dei Pink Floyd, per evocare sentimenti, speranze, sofferenze ed ideali delle generazioni di allora, ancora attuali in quelle di oggi. Dunque non solo la caduta di una barriera fisica ed ideologica, ma la caduta della percezione di un vuoto esistenziale, che inizia, invece, ad intravedere nel futuro la possibilità di colmarsi. Ventiquattro studenti, sei nel ruolo di cittadini della DDR (Germania Est), sei in quello di cittadini della BRD (Germania Ovest), divisi da un muro di veli, simulacro del muro armato; qui, nello spazio intermedio dove lo spessore concreto si annulla nella sostanza immateriale dello spirito, dodici studenti hanno impersonato le vittime sacrificate al desiderio di libertà, raccolti in drappi neri come antichi e statuari eroi classici. Ventiquattro studenti per suggerire nei numeri il flusso trasformatore del tempo che non ammette negazioni, né materiali né culturali. Trasformato in una fragile barriera in trasparenza, per vedersi attraverso, perché il sogno ha occhi che vedono oltre i limiti fenomenici, il muro ha liberato un'azione che si è sviluppata tessendo relazioni di sguardi, occhi reali degli studenti ed occhi fotografati  delle vittime, imposti in primo piano, che i due gruppi si sono scambiati aprendo una cesura nei veli divisori, per restituirli a chi gli occhi ebbero chiusi con la forza (un omaggio ai tagli del Maestro Lucio Fontana). Quindi la creazione delle dodici stelle della bandiera europea, con la conclusiva lacerazione del muro reciso, che cede e si apre come un sipario, per dare inizio ad una nuova rappresentazione della Storia. I ventiquattro studenti finalmente riuniti si sono raccolti intorno a dodici banchi di scuola, disposti circolarmente per depositare sui piani rivestiti d'azzurro le dodici stelle dell’Unione Europea. L'Inno alla gioia di Beethoven, nell’esecuzione emozionante del Maestro Vincenzo De Angelis al clarinetto, ha concluso la performance, riconducendo significati e valori all'interno della cittadinanza, su cui si esercita la funzione educativa della scuola.

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